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Il Pistolero che “sparava” numeri

Gabriele Pagnini - Ing. del Pensiero

Gabriele Pagnini - Ing. del Pensiero

Tempo di lettura: 3 minuti circa

pistolero

«Babbo, 45 anni… sono molti o sono pochi?»

È una domanda che mio figlio mi fece parecchi anni fa, riferendosi alla mia età.

Io, preso un po’ alla sprovvista, gli risposi: «Non lo so… dipende… molti o pochi… per fare cosa?»

Anni, denaro, temperature, chili, vittorie… morti, vivi…

Quante cose possiamo misurare con dei semplici… numeri?

Quando studiavo ingegneria, girava una battuta:

«Se hai a disposizione un po’ di numeri, puoi dimostrare qualsiasi cosa!»

Passavamo serate intere a costruire strampalate teorie. Il bello è che a volte tiravamo fuori anche ragionamenti che avevano un loro senso!

Oggi quella frase mi fa pensare!

Studiando e applicando la mia Ingegneria del Pensiero ho capito che in tutto questo c’è una grande potenziale “trappola”. Ed è proprio lì, in quella frase con la quale, da studenti, abbiamo giocato: «Se hai a disposizione un po’ di numeri, puoi dimostrare qualsiasi cosa!»

Già. Puoi dimostrare qualsiasi cosa!

M’immagino la scena di un film western.

C’è un pistolero che entra in città sparando in aria all’impazzata!

Alcuni abitanti, che ormai lo conoscono, non ci fanno troppo caso.

Altri, invece, si spaventano a morte!

I più prudenti, si mettono al riparo… non si sa mai…

… e poi c’è il vecchietto, sulla sua sedia a dondolo, che osserva la scena e se la ride!

E tu? Che parte avresti in un film del genere?

Oggi voglio parlare di numeri

… e di pistoleri che “sparano” numeri.

Se ti chiedo:

«Secondo te, 5 è molto o poco?»

Che cosa mi rispondi? O forse, che cosa ti manca per potermi rispondere?

Ah… è vero, non ti ho detto neanche di che cosa sto parlando!

Morti, sto parlando di morti! (Ti chiedo scusa per l’esempio un po’ macabro. Cerco di affrontarlo con leggerezza ma l’argomento è molto serio).

«5 morti…

… sono molti o sono pochi?»

In ogni istante della nostra vita siamo chiamati a rispondere a domande incomplete come questa.

Che strumenti abbiamo?

Proviamo a sviluppare il nostro pensiero.

Invento due scenari:

1) «Ieri sera c’è stato un incidente stradale: sono morti 5 ragazzi di vent’anni».

Allora… cosa ne pensi? 5, sono molti o sono pochi?

2) «In Tibet c’è un monastero dove vivono 100 monaci. Negli ultimi 3 anni ne sono morti 5».

Cosa dici? 5, sono molti o sono pochi?

Vediamo che cosa succede nella nostra mente in situazioni di questo tipo.

Di fronte ad un numero che possiamo chiamare “nudo” (nell’esempio: 5), la prima domanda che ci nasce è: «Di che cosa si tratta?»

Abbiamo cioè bisogno della cosiddetta “specificazione”.

Stavamo parlando di 5 morti.

Questo è il dato di partenza.

E adesso? Dove li collochiamo?

Ecco la seconda domanda che ci poniamo: «In che contesto? Chi, come, dove, quando, con chi, in che situazione, in che modo?»

Attenzione!

Questa è la domanda che nasconde la grande potenziale “trappola”.

È qui, infatti, dove tutti incontriamo quello che mi piace chiamare “il bivio della comunicazione”…

Quanto credi sia importante e utile Saper Pensare, Saper Comunicare e Sapersi Relazionare?

Ho un’idea. La trovi alla fine dell’articolo.

Informare o dimostrare?

Sono pochissimi quelli che decidono, e soprattutto hanno la capacità, di informare. Informare significa “dare una forma” ai numeri, renderli comprensibili e di facile lettura. Metterli a disposizione, senza aggiungere giudizi, commenti, considerazioni personali. Senza voler dimostrare niente a nessuno.

In pochi ci riescono!

Di fatto, quasi tutti…

… vogliono dimostrare qualcosa…

… hanno una tesi da portare avanti…

… vogliono arrivare da qualche parte…

Pensaci.

Torna all’ultima volta in cui hai raccontato qualcosa dove c’erano di mezzo dei numeri.

Nel momento in cui li hai calati nel contesto, che cosa hai aggiunto o tolto?

Che aggettivi hai usato per arricchire il tuo racconto?

Pensaci.

Quanto è facile, con qualche parola in più o in meno, far cambiare totalmente la percezione di chi ascolta?

E il potere di un aggettivo? Quanto cambia il significato di una frase o il senso dell’intero discorso aggiungendo un banale aggettivo?

Riprendiamo il primo esempio, cambiando qualche parola:

«L’ennesima strage del sabato notte: 5 ragazzi di vent’anni, appena usciti dalla discoteca, nonostante l’ora tarda e il loro stato di ebbrezza, stavano guidando allegramente ad altissima velocità. Boom! Tutti morti».

Per confronto, ti riporto il messaggio originale:

1) «Ieri sera c’è stato un incidente stradale: sono morti 5 ragazzi di vent’anni».

 

È evidente che voglio dimostrarti qualcosa. Parlo di strage, ragazzi ubriachi, alta velocità… È chiaro che voglio portarti a pensare che i giovani d’oggi sono degli “irresponsabili”! (solo nell’esempio, ovviamente).

Vediamo il secondo esempio raccontato in un altro modo:

«In Tibet, c’è un “magico” monastero dove vivono, immersi nell’armonia della natura, 100 monaci ultra-ottantenni. Stanno raggiungendo una longevità inspiegabile. Negli ultimi 3 anni ne sono morti solo 5 e tutti avevano più di cent’anni».

Questo era il messaggio originale:

2) «In Tibet c’è un monastero dove vivono 100 monaci. Negli ultimi 3 anni ne sono morti 5».

 

Si percepisce che io sono un ammiratore del Tibet e della sua cultura?

Durante le “sparatorie” fatte di numeri, a cui assistiamo ogni giorno, (in TV, sui social o anche solo al bar), mi sforzo di fare la parte del vecchietto che osserva la scena. Mi domando: «… ma quel pistolero che ha la responsabilità di “sparare” tutti questi numeri (che siano anni, denaro, temperature, chili, vittorie… morti o vivi…), avrà almeno la capacità e il buon senso di chiedersi se…

…vuole informare qualcuno o…

… se vuole dimostrare qualcosa a qualcuno?»

È un fatto di ignoranza

… o di grande abilità?

Quel pistolero è inconsapevole…?

… o è un vero “professionista” che sa benissimo quello che fa?

Ti spiego meglio che cosa intendo dire.

Di certo anche tu, come me, ne avrai visti parecchi di questi film!

Aiutami a disegnare il profilo dei due protagonisti principali:

Il Pistolero Inconsapevole: Spara numeri a vanvera, in tutte le direzioni.

Non sa neppure lui dove vuole arrivare. Potrebbe spararti un colpo senza neanche rendersene conto.

È pericolosissimo. Meglio tenerlo lontano!

Il Pistolero Consapevole: Spara numeri con un suo criterio, ben preciso.

Sa dove vuole arrivare e che cosa vuol dimostrare.

Attenzione però. Può essere molto abile! Quindi anche tu, di fronte a lui, devi essere altrettanto consapevole e abile!

Un’ultima cosa!

Ad ognuno di noi, in alcuni momenti, può accadere di indossare il cappello da pistolero!

Cerchiamo almeno di esserne consapevoli.

Nella pistola abbiamo solo numeri, ma possono fare più danni dei proiettili!

In questo articolo ho voluto scherzare (neanche tanto) su argomenti molto importanti e seri. Ci sono di mezzo anche temi molto ampi e articolati come percezione e manipolazione, che avremo modo di approfondire in tante altre occasioni.

Per fare questo però dovremo cambiare genere di film, il western non ci basterà!

Buona “sparatoria” e come sempre… viva la curiosità!

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