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Lo Strapotere delle Convinzioni vissuto sulla mia pelle… per 50 anni

Gabriele Pagnini - Ing. del Pensiero

Gabriele Pagnini - Ing. del Pensiero

convinzioniNon so se ridere o piangere!

Ho vissuto sulla mia pelle una singolare esperienza che mi ha aiutato a capire quanto la vita possa essere condizionata, nel bene o nel male, da una sola e potente convinzione!  

 Oggi ho voglia di ridere e

di condividere con voi questa mia riflessione tratta dal mio libro Ingegneria del Pensiero!

(Puoi scaricare la versione digitale del libro gratis!)

Buona lettura!

Tempo di lettura: 4 minuti circa

Convinzioni

Nella scuola di coaching che ho frequentato era previsto un iniziale percorso completo nel ruolo di cliente (in termini tecnici: coachee).

Dopo alcuni interessantissimi incontri, durante una sessione, il mio coach mi ha chiesto: «Riesci a pensare a qualcosa che ti piacerebbe fare ma che oggi, per qualche motivo, non stai facendo? Una bella cosa per te, come persona».

Prima di poter rispondere ci ho dovuto pensare parecchio. Poi, rovistando nello “scomparto desideri dimenticati” dello zainetto, con una certa difficoltà ecco un’idea strampalata: «Cantare» rispondo «ho sempre suonato la chitarra e ho imparato persino a suonare l’armonica a bocca “alla Bob Dylan” proprio perché non ho mai potuto cantare».

Il coach: «E quali sono i motivi che ti portano a dire, con questa fermezza, che non hai mai potuto cantare?»

Io: «Non posso né cantare né parlare ad alto volume perché ho le corde vocali rovinate».

Lui: «E cosa ti fa pensare di avere le corde vocali rovinate?»

Io, un po’ disturbato dalla lineare sequenza di banalità: «Sai all’età di cinque-sei anni ero un bambino molto vivace: una sorta di capo banda del mio cortile e tutto il giorno organizzavo giochi e impartivo compiti a tutti. Ci voleva una gran voce e così, a forza di urlare, iniziai ad avere problemi vocali sempre più gravi, fino a che un giorno mio padre decise di portarmi a fare una visita specialistica. Si era raccomandato mille volte con me di stare un po’ zitto e di risparmiare la preziosa voce ma io non ne volevo sapere.

Così eccoci dal dottorone.

Ricordo bene la visita. A quei tempi non c’erano attrezzature sofisticate e dopo avermi infilato uno specchietto in gola per un paio di secondi, nei quali sinceramente non so cosa possa aver visto, il professore mi fece un disegnino, che ancora ricordo benissimo, descrivendomi le mie corde vocali con un callo in una delle due.

«Caro Gabriele» mi disse «qui se non smetti di urlare ti dobbiamo operare e allora non potrai più parlare per tutta la vita».

Immagina che trauma terribile.

La voce. Il mio principale strumento di capo banda del cortile. Sarebbe stato come tagliare i capelli a Sansone!

Cosa potevo fare? Come potevo reagire?

Il coach: «E dopo cosa è successo?»

Io, quasi senza parole: «Dopo… niente… eccomi qua».

Lui: «Quindi mi stai dicendo che più di 40 anni fa, dopo quella visita nella quale il professore ti ha spiegato che avevi le corde vocali “rovinate”, tu sei tornato a casa con questa nuova convinzione e l’hai “archiviata” così com’era. Poi, per tutti questi anni non hai più sentito l’esigenza di rimetterla in discussione?»

Io, tra lo scosso e l’incredulo: «Si. Direi di si».

Lui: «Bene. Ci vediamo tra due settimane».

Non ho dormito per un paio di notti con questo “tormentone” in testa. Come poteva essere successo che una convinzione così limitante per la mia vita fosse andata a finire nello scomparto delle “questioni da non rimettere mai in discussione” del mio zainetto, senza che io avessi più sentito l’esigenza almeno di riaprire il tema?

( Leggi anche Come ritrovare la tua libertà – Esci dalla Gabbia delle Certezze! )

Dopo due settimane, vissute in uno stato d’animo che definirei “di sospensione”, torno dal coach e gli dico: «Sì, le cose sono andate esattamente così. Non riesco a darmene una spiegazione ma questi sono i fatti».

Lui: «Ok. Adesso pensi sia utile per te fare qualcosa? ti va di lavorare su questa convinzione? come vuoi procedere?».

Io, deciso e quasi emozionato: «Certo che voglio fare qualcosa». Poi, senza averci pensato prima, mi esce d’impulso questa affermazione: «So che in Romagna c’è uno dei migliori foniatri d’Europa. Andrò da lui a fare una bella visita così potrò sapere qual è la situazione delle mie corde vocali oggi».

Il Coach: «Bene, allora scrivi l’obiettivo in forma corretta e vediamo cosa succede».

Obiettivo scritto e impegno preso, con me stesso e di fronte ad un testimone.

Quanto basta per andare avanti. E così è stato.

La visita è andata in un altro modo: tecnologie avanzatissime, micro-telecamera a fibre ottiche e foto delle corde.

Sai cosa mi ha detto questa volta il professorone?

«Caro Gabriele (l’inizio è stato lo stesso ma il resto per fortuna no), le tue corde vocali sono per così dire nuove fiammanti, dato che non le stai usando. Stai parlando, infatti, utilizzando le cosiddette false corde: lo fanno di solito le persone che hanno le vere corde fortemente danneggiate.

Per qualche motivo che non mi spiego, hai imparato a parlare praticamente senza usare le corde vocali, come se tu volessi proteggerle.

Questa è la situazione: buona per le corde, un po’ meno per la difficilissima rieducazione alla quale, se vorrai, potrai dedicarti».

Non so se ridere o piangere.

Riepiloghiamo che cosa è successo: nessun evento traumatico diretto.

Un solo “shock” derivante da una semplice ma terribile comunicazione verbale ed ecco che l’alleanza mente-corpo ha immediatamente trovato una strategia di comportamento funzionale a proteggere le mie corde vocali fino al punto di non utilizzarle affatto. Un po’ di allenamento inconscio e la strategia si è automatizzata fino a farla diventare un’abitudine. Sul piano cognitivo la convinzione limitante di avere le corde vocali “rovinate” completa il capolavoro: il tutto va a finire nello zainetto nello scomparto “argomenti fuori discussione da non riaprire” e il gioco è fatto.

«Ho le corde rovinate e me le tengo».

E io ancora non so se ridere o piangere. Direi più ridere, dato che per mia fortuna ho incontrato il coaching e un bravo coach.

È stato molto difficile riabituarmi ad usare le corde vocali e ancora mi sto esercitando, ma il mio zainetto è molto più leggero e quando penso a questa incredibile storia, mi viene voglia di cantare.

L’esperienza è stata per me così significativa che il tema delle convinzioni è diventato centrale nei miei studi e nelle mie applicazioni.

Continuo a chiedermi:

Quanto pesa lo scomparto degli argomenti fuori discussione nello zainetto di ognuno di noi? e quanto è pieno di situazioni come queste?

Buon tutto a tutti e come sempre… viva la curiosità!

(dal mio libro Ingegneria del Pensieropuoi leggere il libro gratis , in versione digitale!)

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